Una lettera di insulti, un investigatore fascinoso e il dono della leggerezza

27 agosto 2009

the-mentalistRicordo una lettera arrivata qualche tempo fa, fra le mille altre, a Comano. Se non erano insulti, poco ci mancava. Niente di insolito: il tiro alla radiotelevisione, come è noto, è sport assai diffuso a queste latitudini. Ma quel telespettatore ce l’aveva con la (allora) TSI per un motivo singolare: aveva trasmesso, in prima tv, un certo film in contemporanea a Canale 5. Lui si era trovato, quella sera, una possibilità di scelta in meno, e gridava (pure lui): “vergogna”!
Vergogna? E perché mai? Perché invece di battere sul tempo i colossi italiani, la minuscola (in proporzione) televisione svizzera aveva solo pareggiato? Perché di questo si tratta: passano per anni, uno dopo l’altra, film e serie tv in prima visione, e si comincia a dare per scontato che sarà sempre così. Per diritto naturale. Magari immaginandosi Rai e Mediaset che aspettano educatamente la RSI prima di mandare in onda Grey’s Anatomy o Lost…
Il fatto è che se LA 1 e LA 2 riescono spesso ad anticipare la concorrenza, è perché dietro le quinte c’è qualcuno che fa un gran lavoro: nella fattispecie, il piccolo team che sceglie le fiction da acquistare. L’ultimo bel risultato molti l’avranno visto mercoledì su LA 1, quando (in anticipo rispetto a Italia 1, tanto per cambiare) è partita la serie The Mentalist. In America ha spopolato. Il suo protagonista, Patrick Jane, è interpretato da Simon Baker: era lo scrittore che fa il filo ad Anne Hathaway ne Il diavolo veste Prada. Ha scalzato il dottor Stranamore di Grey’s Anatomy nella classifica dei più sexy della tv, qualcosa vorrà dire.
The Mentalist è un poliziesco che ti incolla alla poltrona andando controcorrente rispetto agli ultimi serial tv: laboratori scientifici e tecnologie sofisticate vengono soppiantate da un personaggio che riesce a osservare e collegare fra loro i dettagli più insignificanti (in apparenza). Procura più sorrisi che tensione, un po’ come faceva il tenente Colombo: regalandoci ciò di cui più abbiamo bisogno, in questi tempi in cui la leggerezza, quella vera, è merce rara.

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2 Risposte to “Una lettera di insulti, un investigatore fascinoso e il dono della leggerezza”

  1. rossana Says:

    complimenti il Suo blog è davvero interessante. Aspetto con ansia la Sua prossima pubblicazione.
    🙂


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