Qualità e quantità: il dilemma dei palinsesti

10 settembre 2009

find_x_equationGli interventi dedicati alle serie tv hanno suscitato diversi commenti. Non mi soffermo su quelli “pro”: visto il successo dei serial, va da sé che il genere ha i suoi sostenitori. Mi interessa di più il punto di vista dei contrari: come il lettore citato la scorsa settimana, che scrive fra l’altro: “Lasciate questi prodotti spazzatura alle reti di Berlusconi, e ricominciate a fare cultura televisiva, presentando città, concerti, opere, film (ci sono delle ottime produzioni francesi, canadesi, germaniche, italiane… e anche svizzere), informazione e approfondimenti su temi specifici; o, se volete intasare LA 1 con questi programmi, fate in modo che almeno LA 2 diventi un canale culturale e non solo sportivo”.
Programmi culturali. Perché non trasmetterne di più? Perché, invece di farcire le prime serate di prodotti d’importazione, non si dà più spazio a concerti, documentari, film svizzeri?
Bella domanda. Per rispondere alla quale è necessario porsene una seconda: quanto pubblico deve avere una tv di servizio pubblico per giustificare la sua esistenza? Ci sono produzioni culturali di altissimo valore, film, documentari, biografie, che però negli orari di grande ascolto farebbero indici del 5%, o meno. Cosa fare? Trasmetterli lo stesso a quell’ora, fregandosene dei numeri? O cercare un compromesso sul piano della qualità e dei contenuti, garantendosi però un numero maggiore di spettatori? In questo interrogativo, su cui torneremo, si riassume il dilemma quotidiano di chi costruisce i palinsesti tv. Nel frattempo, il post precedente dà un’idea complessiva dell’offerta culturale sulle reti tv RSI. Troppo poco?

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Una Risposta to “Qualità e quantità: il dilemma dei palinsesti”

  1. Cristian Says:

    Ho comprato il primo decoder digitale terrestre da pochissimo, quindi sono stato per molti mesi senza vedere la TSI (RSI non mi convince). Per me è stata una bella ri-scoperta. Il rischio di una deriva troppo commerciale penso che sia reale e se giro sulla RAI direi inevitabile, ma ad oggi trovo nell’offerta della RSI un buon compromesso tra qualità, contenuti e pubblicità. Magari non è la “x” desiderata, ideale ma è una “x”.


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