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L’ora della decrescita

16 maggio 2011

Strano destino, quello delle tematiche ambientali. Da un lato i titoloni sui giornali e gli allarmi preoccupati in radio e in tv – per non dir dell’internet – praticamente tutti i giorni. Dall’altro una sostanziale, annoiata indifferenza: parli di surriscaldamento del pianeta, di gas a effetto serra, di crescita (in)sostenibile, e già immagini gli sbadigli, le spallucce, i commenti rassegnati: “eh, cosa vuoi farci”. Ci vogliono le Fukushima (e ieri le Chernobyl, le Three Miles Island) perché qualche domanda in più venga la voglia di farsela. Ma con comodo, senza fretta.
E invece la fretta c’è, eccome. L’urgenza di porsi le domande giuste, pure. Lo fa Rete Due in questi giorni, dedicando ampi spazi a un tema – i limiti e i pericoli dello sviluppo economico – decisivo per il futuro. Non un futuro indefinito e lontano: il nostro, quello dei nostri figli. Quanto potrà resistere, il pianeta terra, allo sfruttamento continuo delle sue risorse? L’economia tradizionale non ha mai affrontato davvero il dilemma. Eppure già mezzo secolo fa, ai tempi del Club di Roma, una minoranza di analisti ammoniva: attenzione, la crescita continua porta all’impasse, alla distruzione ambientale. Meglio fermarsi, riflettere, cambiare abitudini; e magari anche modelli di sviluppo.
Su questi temi Rete Due coinvolge direttamente il pubblico giovedì 19 maggio alle 18, negli studi di Lugano Besso, in un dibattito, moderato da Roberto Antonini, con gli economisti Gianfranco Fabi e Sergio Rossi, e con Maurizio Pallante, principale esponente in Italia della “decrescita felice”. “Laser” resta in argomento: il 19 maggio (alle 9) con Serge Latouche (foto), principale teorico della decrescita, e il 20 con un reportage su tentativi concreti di produrre, consumare e sprecare meno.