Posts Tagged ‘facebook’

Generazione senza

14 febbraio 2012

Decisamente non è in gran forma, la “vecchia” televisione generalista – quella che si rivolge a tutti senza distinzione di età, gusti o interessi. Anni fa qualcuno ne presagiva la fine per mano dei canali tematici. Oggi la minaccia è un’altra, ed è generazionale: gran parte dei teen-agers non consumano tv seduti in salotto con il telecomando in mano. Di video ne guardano, eccome: ma sullo schermo del computer, o del telefonino. Non scelgono cosa vedere sfogliando Ticino 7, ma seguendo i consigli degli amici, le segnalazioni su Facebook. Basta osservare i nostri figli per capire cosa sta succedendo. Il punto di riferimento, ovviamente è You Tube, il più grande sito di condivisione di video. Su You Tube sono stati guardati fino ad oggi mille miliardi di video: in media, ogni abitante della terra ne ha visti 145. Non sorprende che i budget pubblicitari si stiano spostando massicciamente dai media tradizionali all’online: lo scorso anno la crescita è stata del 42 per cento. Un dato che basta da solo a spiegare quanto sia fondamentale, per le emittenti tv (quelle di servizio pubblico in particolare), una forte presenza online. Anche perché la concorrenza si appresta ad essere ben più temibile che in passato. Secondo una ricerca condotta per conto di Google (citata da Federico Rampini su Repubblica), “entro una decina d’anni tre quarti di tutti i canali tv saranno creati su Internet. Canali, non singoli video”. Non a caso You Tube si è già alleata con una serie di colossi, fra cui la Disney e l’agenzia di stampa Reuters, per la produzione di video originali. Il mercato svizzero, per le sue specificità locali, è un po’ meno esposto di altri al ciclone in arrivo. Ma non è certo al riparo, anzi. Forse i nostri legislatori dovrebbero rifletterci su. Prima che sia tardi.

Prospettiva Facebook

16 settembre 2011

In questi giorni la RSI si affaccia nei social network con una pagina su Facebook e altre iniziative collaterali. Non è una gran novità: su Fb ormai ci vanno tutti, anche la vecchia zia. Perché così tardi, allora? Per la solita flemma del servizio pubblico, sempre un po’ lento a reagire? Il servizio pubblico c’entra, ma i motivi sono altri. L’euforia collettiva che circonda i social network tende a nasconderne gli aspetti meno esaltanti e più problematici. Due, fra mille altre, le principali obiezioni di fondo. La prima è legata al rischio, che domina gran parte del web 2.0, di “negare la natura biologica della persona” per privilegiare una concezione dell’uomo visto come “una sorta di macchina astratta fatta di immortale informazione, e non più come una creatura incasinata, corporea e mortale”. È il punto di vista (tratto dal libro “Tu non sei un gadget”, Mondadori), di Jaron Lanier, pioniere della realtà virtuale già negli anni ’80 e oggi fortemente critico verso la cultura dominante in rete. La seconda obiezione ha a che vedere con la metamorfosi del “vecchio” web, centro nevralgico della libertà digitale, in un territorio chiuso in cui le regole non sono più condivise bensì stabilite da colossi come Facebook, che impedisce l’uso dei dati al di fuori della sua piattaforma, e Apple, che guida il passaggio da un web ad accesso libero verso il dominio delle applicazioni chiuse – le cosiddette “app”. Come individui possiamo entrare in Facebook tutto sommato a cuor leggero. Magari tenendo presente che la comodità di restare in contatto con gli amici qualcosa ci costa, in termini di privacy e libertà personale. Ma una radiotelevisione di servizio pubblico ha il dovere di pensarci su due volte: anche per utilizzare nel modo migliore i vantaggi e le possibilità – innegabili e di enorme potenziale – che i social network offrono.

Facebook e la tv

24 maggio 2011

Dici Facebook, e ti sembra di parlare di una roba un po’ così. Qualcosa di frivolo, divertente. Niente di serio. Ma è un’impressione sbagliata. Abbiamo passato gli ultimi anni immaginando internet come un posto dove, il più delle volte, si entra attraverso un motore di ricerca, Google. Inserisci una parola chiave, e lui in un baleno ti propone le pagine che potrebbero interessarti. E di solito ci azzecca. Da qualche tempo però i motori di ricerca non sono più i siti più “cliccati”. Sono stati soppiantati dai social networks. Da Facebook, insomma: il social network più famoso e potente. Oltre mezzo miliardo di utenti, metà dei quali su “faccia-libro” ci vanno tutti i giorni, e per quasi un’ora al giorno in media. Un “consumo” paragonabile a quello del più antico degli oggetti di intrattenimento elettronico, la televisione. E la televisione, non a caso, comincia ad accusare il colpo. Le reti tv fanno sempre più fatica a conquistare pubblico “under 50”. Anche perché chi  trascorre la giornata “connesso”, davanti al computer o con uno smartphone, non ha bisogno del tg della sera per conoscere le ultime notizie.
Per le emittenti di servizio pubblico, in prospettiva, si pone un problema sostanziale. Abbandonare il pubblico giovane, fagocitato da offerte più “allettanti” per mezzi (reti commeciali) o per modernità (l’universo multimediale). Oppure inseguirlo là dove si trova: in rete e sulle piattaforme multimediali. Il paese che ha inventato la migliore tv del mondo, la BBC, ha scelto quest’ultima strada. Nel 2010 i legislatori britannici, con tempismo e lungimiranza, hanno approvato il Digital Economy Act, che impone (non consente: impone) alle emittenti pubbliche di essere presenti con la loro offerta su tutti i network elettronici. Un modello da tenere d’occhio.