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Un lontano ricordo d’agosto per il compleanno di Giorgio Orelli

17 maggio 2011

In un lontano pomeriggio d’agosto incontrai Giorgio Orelli nel buen retiro di Prato Leventina. Gli avevo telefonato proponendogli un’intervista, e alla mia insistenza per vederci subito senza attendere, come avrebbe preferito, la fine dell’estate, non mi era sembrato particolarmente entusiasta. Una riluttanza di cui mi svelò la ragione alla fine della chiacchierata, seduti sotto un portico non abbastanza ombreggiato da attenuare l’insopportabile calura. L’aveva un po’ infastidito il sospetto che l’obiettivo del giornale per cui lavoravo fosse quello di raccogliere materiali per un “coccodrillo” – l’articolo-necrologio da preparare in anticipo e tenere pronto.
Non era così, naturalmente. Quell’intervista però non volli pubblicarla. Forse  per l’imbarazzo che avevo provato in quel momento; o forse perché non sarei mai riuscito a rendere, neanche in minima parte, la grazia con cui ai discorsi sul “banale” quotidiano Orelli intrecciava il “suo” Dante, il Petrarca, Leopardi: i poeti cui ha dedicato esegesi e commenti memorabili. In passato avevo avuto la fortuna di ascoltarlo per delle ore, affascinato dalla capacità evocativa del suo eloquio, quando capitava di incontrarci da Casagrande, a Bellinzona.
Sono passati due decenni, da quel pomeriggio. Lo ricordo in questi giorni, con particolare piacere, perché il 25 maggio Giorgio Orelli, il più grande letterato svizzero di lingua italiana, compie novant’anni. Un compleanno che la RSI celebra con un ricco dossier online curato da Mattia Cavadini (www.rsi.ch/giorgioorelli) e un doppio appuntamento: lo speciale di “Laser” (Rete Due, 23-24 maggio) realizzato da Dubravko Pusek, e l’omaggio televisivo (di Mattia Cavadini e Maurizio Chiaruttini, prodotto da Enrico Lombardi), che vedrà protagonista il poeta a colloquio con Maurizio Canetta. Su LA 2, martedì 24 maggio alle 22.55.

Cult(ura) TV

5 ottobre 2010

“Spesso i peggiori programmi televisivi – ha scritto Aldo Grasso – sono quelli che parlano esplicitamente di cultura perché altezzosi, sentenziosi, seriosi, ammiccanti, incapaci di sfruttare le caratteristiche specifiche del mezzo, laddove la cultura (in senso lato) passa altrove”. In questo senso sarà interessante seguire l’esperimento di “Cult TV”, il magazine culturale che parte domenica 3 ottobre (su LA 1, alle 22.00). Una voce narrante fuori campo come fil rouge e tre parole chiave: attualità, tendenze e territorio, per un percorso – cito i curatori Stefano Knuchel e Consuelo Marcoli – fatto di “piccoli, grandi incontri con chi la cultura la vive, la fa e la immagina”. Scelte agli antipodi rispetto alla “seriosità” su cui punta il dito il critico televisivo del Corriere della sera. Così come agli antipodi, in modo diverso, sono le scelte di “Storie”, che riparte la stessa sera (20.45) con una formula rinnovata ma conservando il sottotitolo (“il potere del racconto, il racconto al potere”) che ne racchiude la linea editoriale. La forma di quel racconto, accompagnato dall’approfondimento in studio di Maurizio Canetta con il suo ospite, è naturalmente il documentario: genere di lunga tradizione per la tv svizzera, che fin dai primi anni di vita ha creato una sua scuola di registi e redattori capaci di affermare le proprie opere ben oltre i confini. Lo si sottolinea spesso, ma non a caso. “Il documentario in prima serata – sottolinea Luca Jaeggli, produttore della documentaristica RSI – è una scelta controcorrente, in un periodo in cui le televisioni di tutta Europa tendono a rinunciare a questo genere, che viene ormai relegato in seconda o terza serata per privilegiare programmi di più facile fruizione”.